Chi acquista un olio di CBD cerca costanza. Goccia dopo goccia, vuole la stessa concentrazione dichiarata in etichetta, assenza di impurità e un profilo aromatico coerente con la matrice vegetale. Nella pratica, la qualità dipende da una catena di decisioni tecniche e di controlli che parte dal campo e finisce al tappo del flacone. Conoscere quali certificazioni hanno peso, come leggere un certificato di analisi e quali segnali osservare nella confezione aiuta a distinguere un prodotto serio da uno improvvisato.
Negli ultimi anni ho esaminato decine di lotti, chiesto rifacimenti di test, rifiutato forniture con metalli pesanti sopra soglia e trovato cannabis etichette più ottimistiche che precise. Il mercato si è affinato, ma la forbice tra i migliori e i peggiori resta ampia. Entriamo nei dettagli con criterio pratico.
Cosa c’è davvero in un flacone: isolato, broad spectrum, full spectrum
La prima distinzione utile riguarda la matrice cannabinoidica.
Un olio a base di isolato contiene CBD puro, di solito oltre il 98 percento, diluito in un olio vettore. È inodore, incolore e ripetibile lotto su lotto. Piace a chi cerca prevedibilità, ma perde i terpeni e i cannabinoidi minori della cannabis, che in alcuni casi contribuiscono a un effetto più rotondo.
Un olio broad spectrum conserva diversi fitocomposti della pianta, ma rimuove il THC entro il limite di quantificazione del metodo usato. La qualità qui dipende dal rigore dell’estrazione e della purificazione. Occhio: “THC non rilevato” può voler dire “non rilevato sopra 0,01 percento” oppure “sotto 0,001 percento”, due scenari molto diversi.
Un olio full spectrum include l’intero profilo, con THC a livelli tracciabili ma conformi ai limiti di legge del Paese di vendita. È quello che più assomiglia alla pianta in termini https://www.ministryofcannabis.com/it/ di equilibrio tra cannabinoidi e terpeni. Richiede una filiera impeccabile per restare dentro i parametri di sicurezza e conformità.
Le tre categorie non dicono tutto, ma orientano la scelta. Se un produttore non dichiara con chiarezza la tipologia, è un primo campanello d’allarme.
Dalla pianta al flacone: estrazione, decarbossilazione e ossidazione
La cannabis è una pianta bioaccumulatrice. Assorbe metalli e residui dal suolo meglio di molte colture. La qualità dell’olio di CBD nasce quindi già in campo, con pratiche GACP, campionamenti del terreno e scelta di varietà certificate di canapa industriale. In lavorazione, tre passaggi sono decisivi.
Estrazione. La CO2 supercritica consente un controllo fine della selettività, estrae bene i cannabinoidi con minori residui rispetto ai solventi, ma richiede impianti costosi e competenza. L’estrazione con etanolo è efficiente e scalabile, a patto di gestire bene temperature e tempi per limitare la coestrazione di clorofilla e cere. Il butano o il propano non dovrebbero comparire in filiere alimentari, salvo processi con purificazione stringente e test rigorosi sui residui. Nella mia esperienza, la CO2 ben condotta offre il miglior compromesso tra purezza e resa per oli broad e full spectrum.
Decarbossilazione. Nella pianta fresca i cannabinoidi sono perlopiù in forma acida, quindi CBDA più che CBD. Con il calore, il gruppo carbossilico si stacca e si ottiene la forma neutra. Un estratto decarbossilato rende l’olio più stabile e con una biodisponibilità prevedibile. Un COA che riporta soprattutto CBDA indica un estratto crudo. Non è un difetto in sé, ma cambia il profilo e la potenza effettiva.
Ossidazione. I terpeni sono volatili e i polifenoli si ossidano facilmente. Dalla concentrazione al confezionamento serve atmosfera controllata, antiossidanti naturali calibrati e vetro scuro. Un olio virato al marrone scuro con odore di rancido segnala ossidazione del vettore o degrado dei terpeni.
Certificazioni che hanno un peso
Nelle schede tecniche si vedono sigle a volte usate come mero marketing. Alcune contano davvero.
- ISO/IEC 17025 per i laboratori di prova. Non è una certificazione del prodotto, ma dell’attività di testing. Un COA emesso da un laboratorio accreditato ISO 17025 per quel metodo analitico offre confidenza superiore su precisione e tracciabilità. GMP di grado alimentare o integratori. La produzione sotto Good Manufacturing Practice riduce il rischio di contaminazioni, errori di etichettatura e scarsa igiene. In Europa, molte aziende seriamente orientate al lungo periodo operano già con standard comparabili alle GMP. GACP in coltivazione. Garantisce pratiche agricole e di raccolta coerenti per piante medicinali. Non sostituisce i test, ma abbassa l’incertezza tra un raccolto e l’altro. Biologico certificato. Vale per la coltivazione e, quando esteso, per l’intera filiera. Non è un lasciapassare sulla contaminazione da metalli pesanti, che dipende dal suolo, ma limita l’uso di pesticidi sintetici. Tracciabilità di lotto e QR code verso il COA. Oggi il minimo sindacale è poter scansionare l’etichetta e ottenere il certificato specifico di quel lotto, non un esempio generico.
Un capitolo a parte riguarda il quadro regolatorio europeo. Il cannabidiolo destinato ad uso alimentare rientra nella categoria dei Novel Food. In pratica, serve un’autorizzazione per ingredienti a base di CBD nuovo alimento. Il settore vive una fase di transizione, con diversi dossier in valutazione e un’applicazione non uniforme. Questo non definisce la qualità intrinseca di un olio, ma spiega perché molte aziende investono in compliance documentale oltre che analitica.
Il cuore del controllo qualità: come leggere un COA
Il Certificate of Analysis è il documento che racconta la verità tecnica di un lotto. La forma varia, la sostanza no: deve contenere laboratorio, metodi usati, data di campionamento, ID del lotto, risultati con unità di misura e limiti di quantificazione.
Per i cannabinoidi, i metodi più diffusi sono HPLC con rivelazione UV o LC-MS. Un buon COA riporta CBD, CBDA, CBG, CBGA, CBC, THC e THCA, spesso anche CBDV. Leggere il dato correttamente evita fraintendimenti. Qualche dettaglio pratico:
- Un risultato espresso in percentuale sul peso non dice automaticamente quanti milligrammi per millilitro contiene il tuo flacone. Un olio al 10 percento di CBD in massa, con densità tipica del vettore attorno a 0,9 g/ml, equivale a circa 90 mg/ml. Se il produttore dichiara 100 mg/ml, chiedi come ha fatto la conversione. “ND” significa non rilevato, ma sempre in relazione al limite di quantificazione del metodo, indicato spesso come LOQ. ND con LOQ di 0,01 percento differisce da ND con LOQ di 0,001 percento. Il secondo è molto più stringente. Per conoscere il CBD totale, si sommano CBD e CBDA corretti per il peso molecolare. Alcuni COA riportano già “CBD totale” come CBD + 0,877 × CBDA. Se vedi solo una percentuale generica di “CBD”, verifica se include o no la quota acida. Un broad spectrum con THC “tracce” va confrontato con i limiti del Paese di vendita. Spesso il limite per il THC nei prodotti finali richiede livelli non psicoattivi e in alcuni mercati zero tolleranza analitica. Non tutti i lab hanno la stessa sensibilità su THC, e questo influisce sulla dichiarazione.
I contaminanti meritano rigore. La cannabis può portare con sé metalli pesanti, residui di solventi, pesticidi e cariche microbiologiche. Tecnologie e unità di misura contano più del numero di bollini sull’etichetta:
- Metalli pesanti. ICP-MS o ICP-OES sono gli standard per piombo, cadmio, arsenico e mercurio. Valori “n.d.” in un lab e “tracce” in un altro per lo stesso lotto capitano quando la sensibilità cambia. In genere, concentrazioni nell’ordine di pochi microgrammi per chilogrammo sono buone pratiche. Evito lotti con piombo sopra 50 µg/kg. Pesticidi. I pannelli seri tracciano da 100 a oltre 400 molecole con LC-MS/MS e GC-MS/MS. In Europa si guarda spesso a soglie armonizzate per alimenti, ma nel CBD ci si orienta su livelli più stringenti data la lipofilicità dell’olio. Residui di solventi. Se il processo usa etanolo, isopropanolo o altri solventi, si misurano con GC-FID o GC-MS. Le linee guida ICH Q3C per solventi residui forniscono limiti per esposizione giornaliera. Nei migliori lotti l’etanolo è sotto 100 ppm, spesso molto meno. Microbiologia e micotossine. Coliformi, E. coli, Salmonella devono risultare assenti, così come muffe e lieviti entro limiti bassi. Le micotossine principali, come aflatossine B1 e totali e ocratossina A, vanno dichiarate. Ricorda che l’olio ha attività dell’acqua bassa, quindi la carica tende a essere inferiore rispetto alla biomassa, ma non è mai un motivo per saltare i test. Terpeni. Un profilo terpenico analizzato con GC-MS non è obbligatorio, ma aiuta a verificare se un “full spectrum” lo è davvero o se i terpeni sono stati reintrodotti in modo artificiale. Un mix di mircene, beta-cariofillene, limonene e linalolo in rapporti plausibili segnala una traccia sensata della pianta.
Di fronte a COA stringati o con unità di misura poco chiare, chiedo sempre la versione completa o il raw data riassuntivo. Un fornitore affidabile ce l’ha pronta.
Due checklist essenziali
- Elementi chiave da trovare in un COA affidabile: laboratorio con accreditamento ISO/IEC 17025 almeno per alcuni metodi identificazione del lotto, data di campionamento e matrice analizzata cannabinoidi principali con LOQ dichiarato e calcolo del totale pannello contaminanti completo: metalli, pesticidi, solventi, microbiologia, micotossine firma o sigillo digitale e link verificabile Verifiche rapide prima di comprare un olio di CBD: QR code o link diretto al COA del lotto indicato sull’etichetta trasparenza sugli ingredienti: tipo di estratto, olio vettore, eventuali aromi indicazione chiara dei mg di CBD per flacone e per goccia scheda tecnica con shelf life e condizioni di conservazione servizio clienti che risponde a domande tecniche senza giri di parole
Etichetta e matematica: i numeri devono tornare
Ho visto etichette con “30 percento di CBD” su flaconi da 10 ml che dichiaravano 3.000 mg totali. È coerente solo se 30 percento si riferisce a massa su volume interpretata con densità fissa, cosa che spesso non è vera. Per evitare confusione, preferisco aziende che indicano mg totali nel flacone e mg per goccia, con il conteggio basato sul contagocce reale.
Un contagocce standard eroga in media 0,03 a 0,05 ml per goccia, ma varia per viscosità del vettore e design della pipetta. Per un olio a 1.000 mg di CBD in 10 ml, con 200 gocce per flacone, si ottengono circa 5 mg per goccia. Se il produttore dichiara 6 o 7 mg, chiedo come ha contato le gocce e con quale pipetta.
La shelf life tipica è 18 a 24 mesi se ben confezionato. L’assenza di una data di scadenza o di un lotto tracciabile è un segnale da non ignorare.
Vettori e packaging: piccoli dettagli, grande impatto
L’olio vettore non è un dettaglio. MCT da cocco ha stabilità ossidativa superiore, è neutro al gusto e facilita un dosaggio costante anche a basse temperature. L’olio di oliva extravergine apporta polifenoli e un profilo sensoriale più ricco, ma può ossidarsi più rapidamente se la filiera di confezionamento non è impeccabile. L’olio di semi di canapa ha coerenza botanica con la cannabis e un profilo di acidi grassi interessante, ma è il più delicato all’ossidazione tra i tre.
Il vetro deve essere scuro, con tappo ben sigillante e guarnizione integra. Un riduttore di flusso aiuta chi non usa pipette graduate. Sconsiglio flaconi trasparenti su scaffali esposti alla luce, anche se belli da vedere. La luce degrada i cannabinoidi, il calore accelera tutto.
Sensi e buon senso: colore, odore, gusto
Non basta, ma aiuta. Un olio a base di isolato appare limpido, quasi incolore. Un broad o full spectrum mostra tonalità ambra o verde tenue a seconda della purificazione. Sedimenti scuri o filamenti sono indizi di filtrazione scarsa. All’olfatto, un profilo vegetale lieve o erbaceo è normale per estratti ricchi di terpeni. Note solventate pungenti non dovrebbero esserci. Al gusto, amaro marcato e astringenza possono derivare da clorofilla residua.
Se il prodotto dichiara aromi, leggi quali. Aromi naturali da agrumi ossidano più facilmente, meglio consumarli entro pochi mesi dall’apertura.
Prezzo per milligrammo e frodi frequenti
Confrontare i prezzi ha senso solo rapportando al contenuto di CBD effettivo. Il parametro utile è euro per 100 mg di CBD. Un olio che costa 45 euro per 10 ml con 1.000 mg di CBD ha un costo di 4,5 euro per 100 mg. Se un altro costa 60 euro ma offre 1.500 mg, scende a 4 euro per 100 mg. Poi ci sono le variabili qualitative, ma almeno la base è omogenea.
Le frodi più comuni che incontro:
- Sottodichiarazione o sovradichiarazione del CBD, spesso del 10 a 30 percento rispetto al COA, quando disponibile. A volte il COA è di un lotto diverso o troppo vecchio. Isolato spacciato per full spectrum. Lo si capisce dalla totale assenza di cannabinoidi minori e terpeni. Se manca perfino CBG o CBC in tracce, è probabile che si tratti di un isolato con terpeni aggiunti, o neppure quelli. THC oltre soglia in oli importati dove i limiti differiscono. Questo espone il cliente a rischi legali e a test antidroga positivi indesiderati. È un problema reale, non teorico. Laboratori di comodo, con COA senza LOQ, senza firma, senza accreditamenti. Quando il certificato è una tabella anonima su carta intestata del brand, non è un COA.
Test di stabilità e conservazione dopo l’apertura
I cannabinoidi sono relativamente stabili, ma non immuni al tempo. Un test di stabilità accelerata a 40 gradi con umidità controllata offre un’idea della tenuta del prodotto, soprattutto sugli aromi e sull’ossidazione dell’olio vettore. In condizioni d’uso normali, conservare il flacone al riparo da luce e calore, chiuso bene, riduce l’ossidazione. Dopo l’apertura, consiglio di consumare entro 6 mesi, specialmente se il vettore è olio di canapa o aromatizzato.
Osservare variazioni di colore e odore nel tempo ti racconta come il prodotto invecchia. Un leggero scurimento è fisiologico, un cambiamento marcato in poche settimane segnala problemi di antiossidanti o di qualità del vettore.
Affidabilità del brand: tracce che non mentono
La qualità non si improvvisa. Aziende che curano davvero il prodotto tendono ad avere:
- documentazione ordinata, aggiornata e specifica per lotto risposte tecniche puntuali e senza esitazioni alle domande su metodi e limiti politiche chiare su resi quando un lotto non corrisponde alle aspettative coerenza sensoriale tra lotti, a parità di dicitura in etichetta comunicazione sobria, più centrata su dati che su promesse
Diffido delle dichiarazioni iperboliche e delle formule vaghe come “potenziato” senza spiegazioni. Se un full spectrum è decarbossilato al 95 percento, o se in un broad spectrum è stato rimosso il THC con cromatografia e poi reintegrati terpeni naturali, si può e si deve dire.
Il ruolo dei metodi analitici: non tutti i numeri sono uguali
Anche un buon laboratorio può produrre risultati divergenti da un altro. Tre fattori spiegano la maggior parte delle discrepanze che ho visto:
- Campionamento. Un prelievo fatto male all’inizio di una linea, o da un flacone non omogeneizzato, introduce errori sostanziali. Prima del test, il lotto va miscelato. Sul piccolo, agita bene il flacone prima di usare. Standard e curve di calibrazione. La qualità degli standard primari per cannabinoidi, la calibrazione quotidiana degli strumenti e i controlli di qualità interni fanno la differenza. I migliori lab riportano i controlli QC nel COA o li forniscono su richiesta. Interferenze di matrice. L’olio vettore e i terpeni possono interferire su alcuni picchi. Metodi con LC-MS riducono il rischio di coeluzione rispetto alla sola HPLC-UV, ma costano di più. Un brand che investe in lab con metodi più selettivi di solito ottiene numeri più affidabili.
Quando trovo un delta superiore al 10 percento tra due COA seri sullo stesso lotto, chiedo un terzo test arbitrale con blind sample. Risolve quasi sempre.
Cannabis, marijuana e linguaggio: perché le parole contano
Nel parlare comune, marijuana rimanda spesso a varietà ad alto THC, mentre cannabis è il nome botanico generale. Nel contesto degli oli di CBD venduti come integratori, la materia prima è canapa, cioè cannabis sativa con tenore di THC molto basso secondo le normative locali. Questa distinzione non è solo semantica. Determina prassi di coltivazione, controlli sui livelli di THC e percorsi regolatori differenti.
In un olio di CBD destinato al benessere, la presenza di THC deve restare a livelli non psicotropi e conformi al mercato in cui si vende. Un COA trasparente, un metodo con LOQ dichiarato e un brand che non gioca con le parole sono i migliori alleati per restare sul sicuro.
Casi di frontiera: estratti ricchi di CBG, terpeni reintrodotti, nanoemulsioni
Il mercato evolve. Alcuni casi richiedono un occhio in più.
Gli oli che dichiarano alti livelli di CBG vanno testati con curve di calibrazione specifiche. Ho visto COA dove il CBG era sovrastimato perché calcolato con fattori del CBD. Non è accettabile.
I terpeni reintrodotti possono essere naturali da agrumi o pinacee, non necessariamente dalla cannabis. È legale e spesso sensato per standardizzare il profilo, ma deve essere dichiarato. Se un prodotto promette “terpeni nativi” e poi elenca limonene e linalolo in percentuali da oli essenziali di agrumi, chiedi chiarimenti.
Le nanoemulsioni di CBD per uso sublinguale o in bevande migliorano la dispersione in acqua e, in alcuni casi, la velocità di assorbimento. La qualità qui non si valuta solo con il classico COA. Servono dati sulla distribuzione dimensionale delle goccioline, stabilità nel tempo e conservanti usati. Non è necessariamente meglio, è solo diverso e più complesso da valutare.
Domande utili da porre al venditore
Una breve lista di domande che negli anni mi hanno fatto risparmiare tempo:
- Il COA è del lotto specifico e il laboratorio è accreditato ISO 17025 per quei metodi? Qual è il LOQ per il THC e come calcolate il CBD totale? Che olio vettore usate e qual è la densità che assumete per calcolare mg/ml? Avete fatto test di stabilità e potete condividere almeno un sommario? Il vostro broad spectrum è ottenuto via cromatografia o da isolato con terpeni? Se sì, quali terpeni e in che percentuali?
Le risposte dicono molto più di una pagina di marketing.
Dove passa la linea tra buono, ottimo e mediocre
Ho imparato a classificare così. Un olio mediocre ha COA incompleti, numeri che non tornano tra etichetta e analisi, qualche contaminante vicino alle soglie e un gusto sgraziato. Un olio buono ha COA completi, valori coerenti, gusto pulito e tracciabilità chiara. Un olio ottimo fa tutto questo e in più mostra consistenza tra lotti, dati di stabilità, packaging curato e un servizio tecnico che sa entrare nei dettagli. Non sempre costa di più per milligrammo, spesso sì, ma la differenza si vede dove conta: prevedibilità e sicurezza.
Un metodo semplice per scegliere meglio
Seleziona tre brand che ti piacciono, raccogli i COA di due lotti per ciascuno e mettili affiancati. Controlla cannabinoidi, LOQ, contaminanti e coerenza numerica. Calcola il prezzo per 100 mg di CBD. Leggi gli ingredienti e il vettore. Scegli quello che unisce dati solidi, trasparenza e un gusto che tolleri. Dopo il primo acquisto, osserva come si comporta nelle settimane. Se il profilo sensoriale degrada in fretta, cambia marca o formato.
Gli oli di CBD non sono tutti uguali. La cannabis offre una materia prima potente e capace di assorbire anche ciò che non vorremmo. La differenza tra un flacone affidabile e uno problematico sta nei dettagli che non si vedono a occhio nudo. Con le giuste domande, la lettura attenta di un certificato e un po’ di esperienza, si impara a riconoscerli.